Cyberbullismo e Sharenting: un possibile collegamento.

Conosciamo il fenomeno dello sharenting.

Dalla nascita, ai primi passi, dai compleanni, al primo bagno al mare, le pagine dei social sono piene di veri e propri album fotografici virtuali: è lo sharenting. Neologismo nato dalla contrazione di sharing e parenting, ovvero l’uso eccessivo dei social per condividere immagini e contenuti relativi ai propri figli, che spesso sono protagonisti inconsapevoli.

Molti bambini fanno il loro debutto nel web sotto forma di fotografie in bianco e nero: la pubblicazione di ecografie su Facebook è ormai un must dei futuri genitori.

Il tema è estremamente rilevante anche dal punto di vista della tutela alla riservatezza. Se l’adulto del ventunesimo secolo ha potuto decidere cosa rendere pubblico di sé e cosa no, i minori di oggi hanno una vita parallela riprodotta all’interno della rete.

Non c’è nulla di male nel postare ogni tanto e con le giuste precauzioni qualche scatto, ma la situazione si può complicare quando la condivisione diventa compulsiva e non si considerano i rischi derivanti da un uso improprio delle fotografie pubblicate.

I bambini, una volta adolescenti o adulti, potrebbero disapprovare contenuti che li riguardano e di cui molto probabilmente non erano consapevoli. Senza contare che gli stessi ragazzi potrebbero diventare delle vittime di cyberbullismo proprio a causa di questo materiale che li vede protagonisti.

Quando le immagini ritraggono il minore in pose imbarazzanti oppure lo vedono in una situazione di disagio, sporco di fango per esempio, possono essere usate impropriamente da altri ragazzi per deridere il soggetto della foto.

Facciamo il punto

Ed ecco il punto: negli incontri svolti a scuola si è parlato molto di cyberbullismo, con un buon dibattito derivato da molte esperienze. La troppa disinvoltura nella condivisione e l’abitudine a “essere” sui social 24 h su 24 potrebbe portare a spiacevoli conseguenze.

Un’immagine potrebbe sfuggire al controllo dei genitori che l’hanno postata e divenire “virale” giungendo a grande velocità nelle mani sbagliate. Quindi facciamo attenzione!

Il pericolo non sono solo gli adulti ma anche i ragazzi. Quella foto che sembra tenera e buffa, potrebbe essere infatti utilizzata dai cyberbulli per bullizzare e prenderlo in giro.

I più piccoli possono essere molto crudeli sotto questo profilo, spesso senza nemmeno rendersi conto delle conseguenze che potrebbero avere le loro azioni. Queste immagini possono rimanere sopite a lungo, per poi venire riprese in seguito, quando magari i figli sono cresciuti, e si trovano ridicolizzati dagli amici per qualcosa avvenuto anni prima.

Cosa fare, quindi?

La prima cosa da fare è usare la testa e usare consapevolmente i social. Poche foto e molta riflessione. No a foto imbarazzanti o intime e soprattutto no all’ossessività. Godersi il momento nella vita reale e non solo online.

Più concretamente si può limitare la privacy delle foto, evitare contatti sconosciuti, bloccare i profili sospetti, segnalare e ovviamente rivolgersi, nei casi più gravi, a polizia postale e forze dell’ordine.

Fonte: tpi.it e famideal.it

Per approfondire: www.sharenting.it

Foto di copertina: Persone foto creata da pressfoto – it.freepik.com

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