Luisa: I social mi stanno rovinando la vita

Di recente sono stato ospite in una scuola privata Montessoriana all’interno della quale c’è stato un momento di condivisione e sensibilizzazione all’uso dei Social Network nell’adolescenza. Gli interventi sono stati molteplici e tutti hanno riscosso grande interesse: si passava da interventi in ambito psicologico, ad altri di tipo pedagogico; da incontri puramente tecnici ad altri laboratoriali.
Proprio all’interno di quest’ultimo ciclo, abbiamo avuto modo di conoscere Luisa (nome fittizio), una ragazza poco più che trentenne che è passata da (con parole sue) “dipendente dai social”, a “dipendente dall’ arte, dalla natura e dalla vita”.

Cosa significa dipendenza dai social?

Ormai l’abbiamo detto in tutte le salse, i social network sono strutturati, studiati nel minimo dettaglio da scienziati di ogni genere per far si che noi tendiamo ad utilizzarli il più possibile (approfondimento qui). Questa è una necessità per questo tipo di piattaforma: il loro guadagno si fonda sul numero di visualizzazioni, il numero di utenti che fanno uso di quel determinato servizio e il tempo che ci trascorrono sopra. Quindi è il loro interesse fondamentale instaurare un meccanismo per il quale l’utente non può staccarsi facilmente dall’app di turno.
Ma come ogni cosa, un utilizzo smodato e incontrollato ci porta verso uno squilibrio interno, seppur di minima entità. E questo, pian piano, crea in noi un’insofferenza, che spesso non riusciamo nemmeno a riconoscere con chiarezza.

Un’esperienza per dirci che cambiare si può!

Luisa ha iniziato il suo incontro raccontando la sua vita passata:

“Mi svegliavo ogni mattina con il telefono sotto al cuscino, e il primo gesto che facevo era appoggiare la mano sopra lo schermo. Il gesto era diventato ormai inconsapevole.

Spegnevo la sveglia e controllavo le varie notifiche che trovavo già alle 6 di mattina. Spesso più di 30 tra Instagram, Facebook e Whatsapp. La gente ormai sa che può scrivermi ad ogni ora, persino la notte, tanto mal che vada rispondo domani. Ma in realtà, sotto sotto, so che risponderò subito.”

Luisa appariva fin da subito frustrata dal suo racconto. Il meccanismo che descrive è palese nella vita di molti di noi, e spesso nei miei incontri lo si evidenzia con un evento lampante: quasi tutti, in attesa del semaforo verde, allunghiamo quasi automaticamente la mano verso il telefono.
Il suo racconto spaziava poi verso una giornata continuamente costellata di accessi ai social, risposte a commenti continui e a chat di whatsapp, con spesso dimenticanze nel corso della giornata date dalla continua distrazione dello schermo.

“Sono arrivata anche a dimenticarmi degli appuntamenti con le amiche, il ragazzo o i miei familiari. Un giorno mancai la fermata del treno perché stato commentando lo stato di whatsapp di un amica, che in realtà invidiavo pure!!
Un giorno però una conoscente mi invitò ad un evento in cui avremmo dipinto un murales con delle pitture ad acqua. Tema la pace.
Arrivata in questo bellissimo parco naturale, mi chiesero di chiudere il mio telefono all’interno di un cesto in vimini, assieme a quello di tutti gli altri partecipanti.

Lo lasciai con riluttanza, quasi come stessi affidando la mia carta di identità ad un truffatore incallito. E appena iniziammo a lavorare sulla parete, mi accorsi che dentro di me esplodevano numerose emozioni. L’attenzione era perennemente compromessa dal pensiero che potessero rubarmi il telefono o peggio ancora che qualcuno mi stesse cercando (telefonicamente parlando) con insistenza. Pensavo che mi stessero insultando per la mia assenza, che qualcuno potesse offendersi. Ma subito questi pensieri si trasformarono nel trovare una scusa o un escamotage per poter riavere il mio telefono.

Ma in tutto questo, non riuscivo a disegnare.

Mi resi conto improvvisamente che il telefono (o per lo meno la sua mancanza) mi paralizzava.

Quello è stato l’inizio di tutto. L’inizio del cambiamento”

Luisa ha snocciolato il punto focale della situazione: molto spesso i social, la perenne connessione, la continua reperibilità richiede l’impiego di molto del nostro tempo, molte delle nostre risorse, andando ad intaccare negativamente su molte delle nostre attività quotidiane, il tutto con un cambiamento silente, lento ed inesorabile.

Come cambiare quindi?

Come in molte cose, ci vuole costanza, impegno e dedizione. E ci vogliono le giuste pratiche, le giuste persone, e nei casi che si possono definire “Patologici” ci vogliono, giustamente, gli esperti del settore.
I modi per tornare ad un equilibrio personale sono molteplici: la meditazione, lo yoga, l’arte manuale o laboratoriale, la natura, la buona compagnia e via discorrendo.
Ognuno in realtà deve trovare la strada più consona per raggiungere un equilibro sano, anche nei confronti della tecnologia che comunque è un capostipite dell’era odierna.

Per questo motivo abbiamo, anche di recente, organizzato una serie di laboratori d’arte manuale, con approccio teorico e pratico, con l’obiettivo di sensibilizzare ad un uso maggiormente sano di social e piattaforma di messaggistica istantanea. La serie di incontri futuri saranno fruibili sia fisicamente nella location ospitante che in streaming, sotto forma di lezione teorica, per tutti gli iscritti alla piattaforma.
Nell’attesa di nuovi incontri, vi invitiamo ad iscrivervi gratuitamente, per non perdervi nemmeno un intervento.

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