L’influencer è nostro amico?

All’inizio era la TV. Tramite essa attori, conduttrici, giornalisti e vallette entrano a cadenze regolari nelle nostre case. A furia di vederli nei nostri soggiorni e cucine diventano facce familiari, non proprio amici, ma conoscenti, al pari di colleghi di lavoro o vicini di casa. Il nostro rapporto con loro è limitato alla durata dei loro programmi ed ha un senso univoco: noi conosciamo loro, loro sanno che li guardiamo ma non sanno niente di noi. Al massimo, se dovessimo incontrare Gerry Scotti al supermercato, automaticamente gli faremmo un cenno col capo, lui cortesemente ricambierebbe per poi riprendere a cercare il detersivo per i piatti e la cosa finirebbe lì.

Con i social le cose sono cambiate. Facebook, Twitter, Instagram e compagni hanno creato una nuova categoria: gli influencer. Sotto questo ombrello si riuniscono VIP vari, imprenditrici, blogger, modelle e comuni mortali accomunati da due caratteristiche principali: una buona capacità comunicativa e la condivisione di ogni aspetto della loro vita privata. In realtà sono solo una selezione di aspetti, ma sono abbastanza intimi da darci l’illusione di sapere tutto di loro.

Questa illusione, mista alla possibilità di interagire con loro tramite i commenti ci porta a considerarli nostri amici, ma soprattutto a considerarci loro amici. Sembra una sottigliezza, ma c’è un mondo, tra i due concetti.

Considerare amico un influencer è una cosa sostanzialmente innocua, ma considerare noi stessi loro amici è potenzialmente pericoloso. Rischieremmo di prenderci confidenze a volte eccessive. Invece di fermarci a semplici cenni di saluto o di apprezzamento, ci sentiamo autorizzati a dire la nostra, dare consigli e soprattutto a criticare perché: “Tanto siamo amici, no?”

Il fatto che Facebook definisca i contatti “amici” ha contribuito alla creazione di questo equivoco.

L’amicizia è un rapporto che si crea con la condivisione di esperienze, non con la semplice conoscenza. Non basta sapere se l’influencer preferisce i Sofficini fritti o al forno per definirlo “amico”.

Poi dovremmo capire perché ci affezioniamo agli influencer e ci mettiamo una settimana a decidere se accettare o meno la richiesta di amicizia del nostro compagno di banco delle medie, ma questa è un’altra storia.

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