Perennemente connessi: sapersi staccare dai social.

Se il rapporto con i social network fosse davvero sano, non si vivrebbe lo stato di liberazione ogni volta che ci si allontana per qualche giorno da internet, nello stato di dipendenza e identificazione che si vive quando invece si controllano quotidianamente le notifiche. La maggioranza delle persone perennemente connesse vive una dipendenza non dissimile da quella che si prova per una sostanza stupefacente, ed è per questa ragione che ha bisogno di dosi sempre più massicce di scontro, gusto per la sconfitta altrui, sarcasmo, rivalsa. È uno stato di assuefazione. Quando si casca senza accorgersene nel meccanismo mentale del “devi postare qualcosa”, quando si giudicano i contenuti degli altri per la confezione e non ci si sofferma sulla sostanza, quando ci si sente in obbligo di fare per non deludere le aspettative di qualcuno allora è lì che ci si sente sopraffatti, a disagio, frustrati.

Una coppia di filosofi, Maura Gancitano e Andrea Colamedici, fondatori dell’associazione culturale Tlon, ha definito benissimo questa corsa ai like, il bisogno continuo di consensi e la ricerca ossessiva di esperienze instagrammabili con il termine “la società della performance” (titolo anche del loro libro sull’argomento) in cui tutti siamo dei performer che si esibiscono, a vari livelli, sui social.

“Possiamo lavorare in qualunque posto, quindi lavoriamo sempre. Possiamo scegliere cosa acquistare, quindi siamo consumatori sempre insoddisfatti, e non riusciamo a resistere alla tentazione di possedere prodotti sempre nuovi”

È un mondo di pura positività, in cui sembra tutta la nostra portata, dobbiamo avere un progetto, dobbiamo ottimizzare il tempo, dobbiamo produrre contenuti, dobbiamo volere qualcosa, dobbiamo essere motivati,dobbiamo essere creativi. Non è detto che questa concezione sia sempre positiva e dobbiamo riflettere bene su come usare al meglio i social, riconoscendo quest’ansia perenne da prestazione e distaccandoci dalla rete. Riconquistare cioè una dimensione umana e dare un senso al nostro “stare” sul web.

I social network non si nutrono dei nostri pensieri raffinati, ma delle nostre pulsioni. Sono loro carburante preferito. Per non farci usare dei social network, ma per usarli consapevolmente (cioè per condividere riflessioni) non possiamo dare spazio a quelle pulsioni, anche quando la vicenda o l’argomento ci toccano da vicino: dobbiamo sempre essere responsabili del modo in cui interagiamo con gli altri.

Letture consigliate: M. Gancitano, A. Colamedici “La società della performance” ed. Tlon

Fonte: www.tlon.it

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