Arteterapia: i nostri laboratori

Abbiamo già parlato del ruolo dell’arteterapia nella didattica o in percorsi di sollievo dallo stress, dalla sofferenza, dalla dissociazione dalla realtà. L’arte (visiva, sensoriale, musicale, verbale) come ponte fra i nostri pensieri ed emozioni e il mondo esterno, come modalità di esprimere se stessi, comprendersi ed eventualmente arricchirsi.

Questi i benefici dell’arte usata in modo didattico e terapeutico:

  • sviluppo della sensorialità
  • sviluppo della creatività
  • riduzione dello stress, dell’ansia, dell’aggressività sociale
  • liberazione delle emozioni, anche quelle che arrecano disagio
  • miglioramento delle capacità organizzative (per esempio, quelle necessarie per rielaborare pensieri ed emozioni in un disegno, un racconto, un brano musicale)
  • aumento dell’autostima, per il solo fatto di aver creato qualcosa di unico
  • miglioramento delle abilità relazionali
  • le arti visive, in particolare, potenziano le nozioni apprese verbalmente.

Nel nostro piccolo, noi abbiamo pensato di usare l’arteterapia nel nostro percorso di educazione alla tecnologia, in special modo per lavorare su alcuni aspetti che promuovono un uso più sano del digitale:

  • il rallentamento dei ritmi frenetici che comporta la tecnologia;
  • la manualità interrompe il circolo vizioso che induce dipendenza dal virtuale;
  • l’aumento della consapevolezza e della connessione con la realtà;
  • il valore dei propri ricordi (in particolar modo foto e video), che finiscono spesso inghiottiti dalla frenesia del digitale.

Durante l’infanzia è naturale esprimersi con l’arte (disegnare, colorare, ritagliare, modellare la creta, suonare con pentole o tastiere giocattolo); verso l’adolescenza però essa passa in secondo piano, addirittura può trasformarsi da forma di piacere in occasione di ansia, vergogna, sensazione di non essere all’altezza. Questo declino può essere anche fomentato dagli adulti dell’entourage (insegnanti, parenti…) che li hanno criticati o messi sotto pressione. Un altro mito è che si possa fare arte solo se si è tagliati, ma ciò vale per l’approccio artistico professionale, non per l’arteterapia, che è dedicata a tutti (in ognuno di noi, infatti, è presente l’innato desiderio di esprimersi creativamente). L’arteterapia infatti non è competizione, superamento di livelli, valutazione del prodotto finale, ma è concentrata sul processo creativo.

Per esempio, per quanto riguarda le arti visive è semplicemente richiesto di esprimere le proprie emozioni con la pittura, il disegno, le parole. Uno dei nostri incontri (sperimentato recentemente) consiste nel “completare” il campo esterno di una foto “analogica”, scattata come quando si usavano le Polaroid e si attendeva trepidanti lo sviluppo dello scatto. In questo caso si aggiunge la riflessione sul valore della foto-ricordo, che non sparisce nel mare di immagini digitali e condivisioni, ma dura di più.

Questi ed altri laboratori (in genere dedicati a coppie genitori-figli) sono in programma nei prossimi mesi in varie strutture scolastiche e non. Iscrivetevi per ulteriori informazioni ed essere sempre aggiornati!

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