Il burnout non è più solo lavorativo.

Siamo abituati da tempo a vedere film o serie TV il cui personaggio principale ha un crollo emotivo importante, spesso sul lavoro, che lo porta a riconsiderare la sua vita, lasciare il posto di lavoro e ricominciare da capo: meno stress, meno ore di lavoro, più valore al tempo e agli affetti. Ho in mente una scena del bellissimo e attualissimo This is us (la prima serie TV ad affrontare il periodo Covid con personaggi alle prese con mascherine, gel e vaccini) in cui uno dei fratelli, affermato manager e amato marito e padre di famiglia, durante le primissime puntate si ritrova a piangere come un bambino sotto la scrivania dell’ufficio. Troppo stress, troppe ore, troppe aspettative, troppa pressione: ed ecco il burnout.

A causa della pandemia ancora in corso, molte persone hanno fatto i conti con ansia, depressione, isolamento anche in ambito scolastico e familiare; inoltre l’avvento dello smartworking, sempre più utilizzato, ha peggiorato la situazione. Iperconnessi, sempre reperibili, sempre con lo smartphone a portata di mano per call, riunioni, email etc etc… Non si può o non si riesce (o non si vuole?) disconnettersi: l’esaurimento è davvero dietro l’angolo.

Quella che era una sindrome che sin dalle prime rilevazioni negli anni 70 sembrava colpire per lo più categorie lavorative come poliziotti, infermieri, medici, insegnanti, vigili del fuoco, insomma “professioni di aiuto” oggi sembra estendersi persino agli studenti. Anche la dad ha contribuito ad aumentare stress e senso di frustrazione ed inadeguatezza; oltre che diminuire la vita sociale e le interazioni dei ragazzi.

Il desiderio di mantenere altissimi gli standard lavorativi e scolastici, nonostante le difficoltà della pandemia ha contribuito tantissimo alla crescita del disagio e del crollo nervoso.

Ma come fare a riprendersi da questa situazione? Oltre alla decisione estrema di cambiare lavoro (se possibile, e alcuni studi sembrano confermare la tendenza a non voler stare più in un posto di lavoro “a forza”), il consiglio è quello di cambiare almeno stile di vita. Riconsiderare i punti fermi, intorno a cui bisogna fare “ruotare” la nostra vita e ridefinire le priorità, i valori e gli affetti che non vogliamo perdere.

Ritagliarsi del tempo per se stessi, offline, per dedicarsi a hobby o sport o passatempi che ci rilassano, ci fanno stare bene e ci fanno “respirare”.

In ultimo, prendere in considerazione l’idea di rivolgersi a un professionista, per esempio uno psicologo o uno psicoterapeuta per “rimettersi in carreggiata” e iniziare un vero percorso di cambiamento, senza vergognarsi di riconoscere di avere un problema che va affrontato seriamente.

Immagini: Pexels.

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