Stipendio, voti alti e fama non sono sinonimo di felicità

I social ci bombardano tutti i giorni con un messaggio alquanto controverso: fai un sacco di soldi e avrai una vita al TOP; fai questo per avere il massimo del rendimento scolastico; segui queste semplici mosse per essere sempre al massimo della forma estetica: stanno tutti cercando di venderci la soluzione magica per la felicità, ma generano in noi solo ansia e frustrazione.

Il mito dell’arrivismo

Stiamo parlando di un concetto fortemente insito nella nostra società e ancor più presente all’interno di contesti urbani di una certa entità: la logica del dover arrivare.
Ma arrivare dove?

Al successo, essere riconosciuti dagli altri come una persona di spicco, importante o di valore. E questo lo facciamo mostrandoci, con un’auto smagliante, con una casa enorme, con uno stipendio altissimo o con l’equivalente scolastico: il voto.

Sono tutte metriche che adottiamo per farci vedere dagli altri come qualcuno che ha ottenuto un risultato significativo, di spicco, che ci distingue dalla massa e ci pone ad un livello superiore.

E la leva sulla quale si applica tutta la forza concettuale è proprio quella: faccio vedere di essere meglio degli altri.

Ma i risultati sono catastrofici

Ci sono migliaia di esempi di personaggi di successo, manager o persone di “successo” che ad un punto della loro carriera hanno una rottura, un punto in cui tutto si spezza, il meccanismo non è più sostenibile. Questo perché i concetti sopra citati non sono davvero sostenibili in termini di ricompensa emotiva e mentale, tanto meno per i risultati che si generano nella società attorno a noi.

Chi ci circonda, in genere, ne risente negativamente di questo divario che creiamo nel titolarci migliori; si generano frustrazioni, ansie ed invidie, creando una vera e propria divisione con le persone che ci stanno attorno.

Ma lo stesso accade dentro di noi. In genere la fatica di raggiungere un certo livello, le difficoltà da superare e i sacrifici ai quali ci si sottopone non pagano mai abbastanza in termini di felicità.

Si sacrifica davvero troppo della propria vita per essere felici.

La soluzione è aprire gli occhi e il cuore

Non crediamo che questo sia un fenomeno nuovo. Numerosi filosofi e testi religiosi del lontano passato già parlano di questo fenomeno, da Oriente ad Occidente, e tutti sono concordi con questo concetto: prima ci liberiamo di questo concetto di dover arrivare e prima guadagneremo un pezzo bello grosso della nostra felicità personale.

Ma non solo direi, anche la vita e le relazioni con chi ci sta attorno miglioreranno nel breve tempo.

Ma come fare?

Non è poi così difficile. Occorre un po’ di allenamento, basta un po’ di umiltà per se stessi. Se vogliamo raggiungere un obiettivo chiediamoci se è per farci vedere dagli altri oppure se è per un nostro o altrui bene superiore.
E ancora, se vediamo il successo o i risultati degli sforzi di qualcun altro non diamo atto all’invidia, ma facciamogli i nostri più sinceri complimenti.

E allora vedrete, molte delle nostre ansie e frustrazioni personali spariranno, in un tempo abbastanza breve.

Lascia un commento