Fondazione Carolina: contro il cyberbullismo

Nel 2013 la quattordicenne Carolina Picchio si suicidò gettandosi dalla finestra della sua camera, dopo aver subito cyberbullismo da un gruppo di coetanei che prima l’avevano ripresa mentre era in stato d’incoscienza, poi ne avevano diffuso le immagini sui social. Carolina non ha retto al peso degli insulti online, e prima di cedere al tragico gesto ha lasciato alcuni moniti:

“Le parole fanno più male delle botte… Quello che è successo a me non deve più accadere a nessuno… Spero che adesso siate più sensibili sulle parole”.

Il padre si è battuto affinché gli atti dei responsabili non passassero per semplici ragazzate, bensì per veri e propri reati: al Tribunale dei Minorenni di Torino si è svolto il primo processo per cyberbullismo in Italia e nel 2018 i responsabili (quasi tutti minori all’epoca dei fatti) sono stati condannati a misure alternative al carcere.

Nel febbraio del 2018 Paolo Picchio, padre di Carolina, ha voluto tradurre in realtà le ultime parole della figlia con una Fondazione intitolata a lei, che si occupa di diffondere consapevolezza nei giovani sull’uso del digitale e su quanto possano far male alcuni gesti compiuti con superficialità; inoltre fornisce supporto alle vittime del cyberbullismo.

L’attività della Fondazione si articola in più parti:

  • Ricerca e monitoraggio dei trend della rete: cioè l’analisi dell’evoluzione delle tendenze giovanili sui social, in modo da poter tenere sott’occhio i potenziali pericoli per i giovani stessi, e la consapevolezza di come si svolga in pratica il cyberbullismo. In proposito, la Fondazione ha realizzato dei questionari anonimi online per ragazzi e genitori (Adolesharing) per monitorare costantemente le abitudini dei minori e la percezione che ne ha il genitore.  
  • Formazione professionale: corsi rivolti a tutte le figure educative, dai genitori agli insegnanti, agli allenatori, animatori, operatori ATA ecc.
  • Prevenzione: la Fondazione si reca nelle scuole per diffondere la consapevolezza e sensibilizzare giovani e adulti sulla problematica. La sensibilizzazione avviene tramite l’educazione all’empatia. Nella pratica, la Fondazione organizza campagne ed eventi, realizza incontri in classe, promuove progetti scolastici sulla prevenzione della violenza digitale, fornisce materiale informativo.
  • Supporto: la Fondazione mette a disposizione Re.Te. (Rescue Team), un gruppo di equipe multidisciplinari dislocate in tutta Italia per l’intervento tempestivo in casi di cyberbullismo, pedo-pornografia, adescamento ecc. Ogni equipe è formata da 4 esperti in ambito psicologico, educativo, legale e comunicativo, e si avvale anche della consulenza esterna della polizia postale, di informatici e dei servizi di neuropsichiatria infantile del territorio. Il team può essere contattato da un genitore, da un ragazzo, da un istituto scolastico o dall’ente interessato alla mail presente in questa pagina.

L’eventuale intervento è di tipo pratico e collaborativo fra le varie parti: si accoglie e si vaglia la domanda, si analizzano i comportamenti e l’ambiente della vittima e del responsabile e si decide una linea di intervento, che può essere di tipo psicologico, educativo o, in casi estremi, legale.

La missione di Fondazione Carolina non è certo quella di screditare il web, ma di permettere che i giovani vi si approccino in modo sano e senza timore. È necessario “rimanere connessi” con loro e non trattarli da “piccoli adulti che ci vogliono imitare” ma da bambini e ragazzi che non devono vagare soli nella rete. Un altro auspicio su cui lavora la Fondazione è che tutto ciò che si scambia online, comprese le parole (quelle che ferirono nel profondo la giovane Carolina) non venga minimizzato come semplice ragazzata, come una leggerezza. Ogni cosa che viaggia sulla rete non è soltanto virtuale, i suoi effetti sono reali quanto un evento fisico.

Lascia un commento