Non è solo un passatempo, a volte è una dipendenza

L’utilizzo di smartphone, social e piattaforme di gioco (soprattutto online) sono negli ultimi anni la quotidianità. Sono un momento di svago, di gioco, sono un punto di contatto verso le persone che ci stanno lontane. Ma non solo, sono anche uno strumento che ci permette di raggiungere e “conoscere” persone nuove, vivere esperienze digitali entusiasmanti e molto altro.
Come ormai abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, questi sono strumenti che possono generare una serie di problematiche soprattutto qualora li si utilizzino in maniera scorretta, con poca consapevolezza. E tra i problemi a cui si va potenzialmente incontro c’è anche la dipendenza, una tematica molto importante che è stata fulcro di alcune serate tenute nel comune di Castano Primo (MI), organizzate dalla Onlus “La grande casa”, dall’amministrazione comunale in cui ho avuto il piacere di collaborare con Silvia Martella, pedagogista.

Gioco per divertirmi o mi diverto per giocare?

Il gioco di parole è sottile ma sottintende un concetto molto importante quando si parla di dipendenza videoludica. Sì, perché ad un certo punto della nostra esperienza, sperimentiamo quello che io definisco il richiamo del videogioco: quella voglia, forte, di tornare sulla nostra console a giocare.

Questa necessità è sì insita nella nostra natura, nella nostra mentalità o più verosimilmente nel nostro carattere, ma a livello comunicativo possiamo tranquillamente dire che ci viene (in una certa misura) indotta da una serie di meccanismi che stanno alla base del progetto del gioco stesso (Vedi articolo sulle 3 U). Il modo in cui si conquistano certi trofei, il fatto di sbloccare certi premi, di vincere oggetti di gioco o riconoscimenti, il fatto di creare una vera e propria competizione con lo spunto di emergere dalla massa… tutto concorre a far utilizzare il più a lungo possibile la piattaforma di gioco, per generare un profitto, un guadagno; per generare un utile.

A questo punto qualcosa dentro di noi, piano piano, cambia. Si passa dal giocare per divertirsi, per scherzare con gli amici che sono in-game con noi, per il gusto del gioco stesso, a pensare sempre di più a dover sbloccare quel trofeo, a dover vincere quella skin, a posizionarsi il più in alto possibile in classifica. E piano piano ci poniamo degli obiettivi sempre più alti (in un certo modo possiamo dire che sia la piattaforma stessa ad invitarci a definire questi obiettivi di gioco), senza che noi sappiamo darci un limite, un filtro, un contegno.

Subentra, così, anche il fattore economico. Molte di queste piattaforme di gioco, infatti, danno la possibilità di acquistare (con soldi veri) potenziamenti, personaggi e quant’altro, con lo scopo da un lato di fornirci supporto nel raggiungere livelli sempre più alti, dall’altro di mantenere il gioco sempre “fresco” ai nostri occhi, di combattere la noia con qualche componente in costante aggiornamento.

I primi passi verso la dipendenza

Definiamo il concetto di dipendenza videoludica:

Con dipendenza da videogiochi – o anche gaming disorder – si fa riferimento all’uso eccessivo o compulsivo dei videogiochi, un utilizzo smodato che arriva a interferire con la vita quotidiana di chi ne soffre.

Giocare induce, nella maggior parte dei casi, effetti positivi come stimolare le abilità e la percezione, potenziare l’attenzione e la memoria, aiutare a sviluppare la capacità di prendere rapidamente le decisioni. Tuttavia, da alcuni anni, con lo sviluppo del mercato e la diffusione sempre più massiccia dei videogame, sono aumentati i casi di abuso dei videogiochi.

Serenis.it

Per quanto il concetto di “interferire con la vita quotidiana” possa far paura o sembrare a volte esagerato, in realtà è quello che succede molto spesso. E questo si riflette, per esempio, con un abbassamento delle performance di studio, di lavoro o sportive, una minor voglia di uscire con gli amici, un minor tempo dedicato ad hobby o sport praticati dal vivo o comunque in presenza.
I dati che spesso raccogliamo nei nostri progetti sono concordi con quelli che vengono divulgati dai principali enti statistici: il tempo dedicato al gioco online è in costante aumento. Questo è un fattore che ci dovrebbe far pensare e alzare un minimo la guardia.

Non siamo tutti dipendenti, ma le piattaforme di gioco ci spingono ad abusarne

Ebbene sì, come spiegato in questo filmato, le piattaforme di gioco ci spingono ad usarle il più possibile, con lo scopo di generare un profitto. Questo viene fatto tramite una serie di dinamiche psicologiche e comunicative, sfruttando degli strumenti ormai rodati (come quello della ricompensa), che ci spingono, piano piano, ad un uso costante e incessante del gioco. E per quanto nella maggior parte dei casi non si possa e non si debba parlare di dipendenza, dobbiamo comunque tenere alta la guardia, per evitare di incappare in spiacevoli casi di abuso delle piattaforme, e intaccare, quindi, la nostra qualità di vita.

Come prevenire il problema quindi?

Uno degli strumenti fondamentali nella lotta all’abuso di questo tipo di strumento che noi adottiamo all’interno dei nostri percorsi è la consapevolezza di quello che ci sta accadendo. Capire in primis che stiamo utilizzando le piattaforme di gioco (o di social) per un numero di ore molto elevato e prendere consapevolezza di cosa ci accade durante questo abuso.
L’uso incessante di questi dispositivi, infatti, tende a generare in noi uno stato di stress, insoddisfazione, per giungere addirittura a stati di ansia e di tristezza profonda. Capire questi fenomeni, vederli concretamente e comprendere quali sono i meccanismi che ci portano a rimanere ingabbiati in questo circolo vizioso ci permette di spezzare questa catena, tramite alcune pratiche di prevenzione, di protezione, e ridimensionare questi stati emotivi generati con attività reali, per esempio le arti manuali e l’arte terapia.

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