Quando lo smartphone diventa un gioco di mano … che porta alla dipendenza.

Per quanto se ne dica, il nostro smartphone ha instaurato, negli anni della sua evoluzione, un rapporto a dir poco intimo con la nostra mano.

Non preoccupatevi, non stiamo parlando di un nuovo tipo di intimità, bensì di scienza, comunicazione e psicologia. Perchè la mano è proprio il primo punto di contatto fisico che abbiamo creato con il nostro spazio digitale, il primo ponte, il primo collegamento.

Vediamo assieme alcuni aspetti di questa quanto mai impensata relazione.

Sempre a misura di mano

Lo sapevate che una delle fasi di progettazione e sviluppo dello smartphone passa anche da quella che in inglese viene chiamata “hand suitability”? Ebbene sì, quando si parla di usabilità relativa allo smartphone non si intende soltanto quel mondo relativo all’accessibilità e interoperabilità di un software, di un sistema operativo o similari, ma si parla anche della relazione che la nostra mano, o meglio il nostro corpo, ha con il device.

Numerosi studi si sono soffermati sulla “Display Ratio”, cioè quale sia la forma migliore del dispositivo per avere un prodotto con lo schermo più grande possibile, mantenendo un’impugnabilità e una portabilità buona. Ma non solo, quando parliamo di fisicità, parliamo anche di peso: molti produttori odierni puntano sull’alleggerimento dei nuovi smartphone, per poter donare sempre più una longevità alle sessioni di utilizzo, senza incorrere in dolori al braccio o al polso.

E questo rapporto intimo è evoluto fino al punto di creare quello che in gergo tecnico viene definito “Grip Sensor” (sensore di afferramento), un sensore spesso installato nella parte bassa del device che, tramite l’osservazione dello scambio di scariche elettromagnetiche, capisce come e quando stiamo afferrando il nostro dispositivo in un certo modo, al fine di ottimizzare visualizzazione e uso di alcuni componenti interne del nostro dispositivo.

Questa “intimità” e compatibilità sempre crescente ha l’obiettivo di rendere quanto più accessibile e compatibile il prodotto nei confronti delle nostre esigenze, con l’obiettivo di invogliare quanto più possibile l’acquisto e l’uso intensivo dello smartphone.

Sempre a portata di mano

Un altro settore all’interno del quale le aziende produttrici hanno da sempre investito parecchio è la portabilità del dispositivo. Avere un prodotto sempre più piccolo, sottile e leggero sono esigenze che si sono dovute incastrare con le sempre più crescenti richieste di un display più ampio, una batteria più duratura e un prodotto sempre più performante. Le prime caratteristiche analizzate spingono verso un design sempre più minimal mentre le seconde richiedono per ovvi motivi sempre più spazio.

Questo attrito creato dalle differenti esigenze di mercato, di utilizzo e di competitività, hanno spinto i produttori ad ingaggiare un vero e proprio Team di esperti per creare dei design sempre più funzionali.

Ma questo, allo stesso tempo, rende il dispositivo sempre più accessibile, sempre più adatto alle nostre esigenze, sempre più a portata di mano, e questo è un altro fattore che in situazioni di poco controllo, incentivano la dipendenza da dispositivo.

Un richiamo continuo per la tua mano

E come se non bastasse, il tuo device è studiato (in termini di sistema operativo e di software interni) affinchè cerchi il più possibile di fare 2 cose: acchiappare la tua attenzione chiamandoti (con notizie varie) e offrendoti sempre applicazioni utili, e cercare di non perderla.

Numerosi studi, tra cui anche una nostra raccolta dati, indicano che, negli ultimi anni, i tempi di utilizzo medi dei device sono aumentati praticamente in tutte le fasce di età, con tempi di utilizzo maggiorati anche nelle singole sessioni di utilizzo.

Ma non solo, abbiamo anche dimostrato che il dispositivo ha sempre più un ruolo fondamentale all’interno della nostra psiche: non riusciamo a farne a meno, quando lo perdiamo abbiamo nei confronti dell’accaduto un feedback sempre più intenso.

Anche il ventaglio di attività medio è aumentato notevolmente, passando dalle semplici telefonate ad una vera e propria esperienza di intrattenimento a 360°.

Utile, a volte indispensabile, ma con un potenziale di dipendenza

Ne abbiamo parlato centinaia di volte, e lo facciamo ancora una volta: lo smartphone è uno strumento utilissimo ed è inutile specificarlo. Ma questa sua presenza costante, questa sua facilità di utilizzo, questa sua totale permeazione all’interno della nostra vita, fa sì che lo smartphone si ponga come un fattore di rischio molto alto in termini di dipendenza da device.

E’ sempre lì, è sempre pronto all’azione, è sempre innovativo e sempre di tendenza. E piano piano, in alcune realtà, comincia a diventare un compagno, un amico, una sorta di pillola della felicità.

Alcuni studi identificano la potenziale dipendenza da smartphone come una facile soluzione alla solitudine e alla timidezza (o alla difficoltà sociale). Ed è proprio questo fattore che, in ottica di quanto detto sopra, rende il dispositivo così allettante, così facilmente utilizzabile nei momenti di noia o di difficoltà emotiva, qualcosa che ci aiuta a non pensare, a non renderci conto di ciò che stiamo vivendo ora.

E arrivati a quel punto possiamo dire che siamo lì faccia a faccia con il fenomeno della dipendenza digitale.

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