I tempi che inter-corrono: una riflessione sulla nuova realtà

I tempi che inter-corrono sono i tempi di oggi, in cui la realtà è strettamente intrecciata con internet e il digitale: in special modo con il telefonino, oggetto molto più maneggevole rispetto al computer e quindi sempre a portata di mano.

Non si può (e certo non si deve) tornare indietro, si tratta proprio di un nuovo modus vivendi a cui dobbiamo adattarci, ma da cui non dobbiamo lasciarci fagocitare. Lo smartphone infatti può costituire una dipendenza come le altre: il suo uso stimola la produzione di dopamina e, se ne siamo dipendenti, la sua mancanza causa senso di vuoto, ansia e frustrazione.

Tuttavia, come per molte cose, vietare non è sempre risolutivo (è come, per esempio, provare a “non pensare a un elefante”… la conseguenza è che si penserà proprio a quello!). Piuttosto che impedire, meglio quindi sostituire.  E magari interrogarsi sulle cause dei nostri comportamenti.

La sveglia. Ad esempio, quando il telefono suona per darci la sveglia, cosa facciamo e perché? Prima di alzarci dal letto leggiamo le notizie, scorriamo i social in cerca di qualche post divertente? È soltanto abitudine oppure vogliamo contrastare il cattivo umore del risveglio, l’ansia di dover affrontare l’ennesima giornata pesante?

Non sempre è una buona idea connettersi appena svegli. Leggere qualche brutta notizia può peggiorare l’umore, anziché migliorarlo (vedi anche questo articolo sul Doomscrolling); oppure il rischio è quello di smarrirsi nei social: diventa difficile staccarsi dal telefono e si continua a indugiare, per poi finire a prepararsi di fretta e furia all’ultimo minuto. Inoltre non è raro che una volta abbandonato lo schermo ci si senta peggio di prima: pensi che lo smartphone ti rilassi?

Ma quindi che fare? Anzitutto è bene porsi qualche domanda sulla propria vita. Siamo sereni, soddisfatti? Oppure lo stress ci attanaglia, le giornate sembrano macigni fin dal mattino e abbiamo bisogno di contrastare questa fatica mentale con il telefono? In questo caso è bene rivedere il nostro stile di vita e capire se ci sono delle problematiche da indagare, magari con l’aiuto di un professionista.

Dopodiché si può ricorrere ad attività alternative, come ascoltare musica rilassante (o che dia la carica), oppure leggere qualche paragrafo di un libro di psicologia, di self-help, di frasi motivanti. Cose che si possono fare sempre con il telefono (sono comunque meno “invasive” rispetto allo scrolling), ma meglio cambiare mezzo.

I pasti. Durante la colazione guardiamo la televisione oppure continuiamo a scrollare il telefono? Magari speriamo di smorzare i pensieri che hanno cominciato a vorticare nella mente; anche se spesso i social possono alimentare la rimuginazione, inducendo pensieri diversi ma sempre disturbanti. Oppure ci si perde in una frenesia di video e post che fomenta la dipendenza da stimoli rapidi e continui. In alcuni casi si mangia male e questo può portare a problemi digestivi. Durante i pasti sarebbe bene pensare a quello che si sta mangiando, assaporandolo e godendone come si fa nella Mindfulness. È una pratica abbastanza difficile, perché siamo abituati a fare sempre altro mentre mangiamo (guardare la TV, parlare ecc.), e necessita di costanza e “allenamento”. Un’alternativa sarebbe ascoltare podcast su argomenti interessanti (scienza, filosofia, psicologia, libri ecc.)

Le pause. Al lavoro ogni pausa (più o meno ufficiale) è la scusa buona per estrarre il telefono. La solita abitudine, oppure vogliamo estraniarci da un ambiente lavorativo soffocante e alienante? Secondo uno studio (descritto in questo articolo) i lavoratori fanno più fatica a tornare alle proprie mansioni dopo aver guardato il cellulare. Se non possiamo parlare con i colleghi (magari perché siamo da soli o non andiamo d’accordo con nessuno), qualche stralcio di e-book e podcast motivazionale può rappresentare ancora una volta un’alternativa interessante. Magari qualcosa su come cambiare vita, come trovare un nuovo lavoro, come sopravvivere a un contesto che non ci piace; oppure su di un argomento che stiamo studiando per migliorare la nostra posizione lavorativa.

In coda. Anche i momenti di attesa sono ormai sottomessi al telefono. Le code al supermercato o al semaforo, il tempo trascorso sui mezzi pubblici, l’attesa prima di una visita dal dottore… Ansia? Desiderio di estraniarsi dalla gente intorno (magari per non farsi importunare)? Noia e frustrazione nei momenti d’inattività?

È scontato ma è bene ribadirlo: quando si guida meglio disattivare tutte le notifiche e trattenersi dal prendere il telefono, anche al semaforo. Come già detto il telefono è una delle maggiori cause di disattenzione alla guida e incidenti, alcuni anche mortali. Non è raro poi imbattersi in automobilisti che, al verde, tardano a mettere in moto… In generale, però, sarebbe bene imparare a tollerare la noia e coltivare la pazienza nei momenti di attesa, almeno in quelli brevi. La noia può stimolare la creatività, aiutarci a pensare e trovare soluzioni. Se però tendiamo al rimuginio, meglio di nuovo un bel libro o un podcast, magari proprio sul tema dell’ansia.

Tempo libero. Preferiamo rilassarci sul divano a scorrere post e guardare foto di ambienti naturali, piuttosto che andare direttamente a goderli dal vivo? Poca voglia di vestirsi e uscire a fare quattro passi, partecipare a un evento o fare ginnastica? Difficoltà a interagire con gli altri? In questi casi è sempre bene fare prima un check-up psicologico per capire se si è vittime di un disturbo dell’umore o di ansia sociale, cause più frequenti di caduta nelle dipendenze (soprattutto da internet). Spesso si è troppo stanchi, sia fisicamente che mentalmente, per qualunque iniziativa. Meglio prendere provvedimenti, prima di arrivare a trascorrere la propria vita fra il lavoro e il divano.

Per cominciare, invece di vagare senza meta sul web si potrebbe concentrare la propria attenzione su articoli e video dedicati alla ginnastica in casa, al fai-da-te o alle gite fuori porta, in modo da indurre il desiderio di muoversi e di uscire. Iscriversi a laboratori di arte manuale è un passo in più, che fornisce un’alternativa allo schermo e aiuta a diversificare le nostre attività, ad entrare in una dimensione più coesa alla realtà. vedi a proposito i seguenti articoli:

L’arte manuale è la chiave: intervista a Serena Longoni

Disintossicarsi dall’ansia da social tramite l’arte manuale

Lavoro manuale vs lavoro online

Il potere del lavoro manuale

Quando usciamo dovremmo trattenerci dalla tentazione (a volte dall’ansia) di immortalare qualsiasi cosa nel timore di perderla, perché così facendo otteniamo proprio l’effetto contrario. La realtà non è fatta soltanto di immagini, ma anche di odori, suoni, sensazioni tattili, movimento ed emozioni. C’è anche il problema relativo alla svalutazione dell’immagine nelle foto scattate a raffica: un argomento complesso e controverso, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Prima di coricarsi. Una delle raccomandazioni principali della cosiddetta “igiene del sonno” è proprio quella di evitare gli schermi luminosi prima di andare a letto. Cosa che purtroppo è spesso disattesa, e da molto prima che comparissero gli smartphone. Internet e la TV aiutano a distenderci, a dimenticare una giornata complicata, a ridurre i pensieri e a svagarsi. D’altro canto essi interferiscono con i meccanismi del sonno, compromettendone la qualità e la durata. Non è soltanto questione di luce, ma anche di “attivazione”. Secondo gli esperti, tutte le attività “da svegli” (anche leggere e ascoltare la radio) andrebbero fatte fuori dal letto, in modo che la nostra mente lo associ al solo dormire, e a nient’altro. Se proprio abbiamo bisogno di fare qualcosa prima di addormentarci, un libro non troppo impegnativo o della musica rilassante sono le opzioni più accettabili.

La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita.
(Harvey B. Mackay, scrittore e giornalista americano)

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