Ripensare il Natale per una felicità digital-free

Dice sempre che non ama le mega-tavolate festive con tutti i parenti, dagli zii ai cugini fino ai fidanzati dei nipoti, ma partecipa comunque per far contenti i suoi. Quelle feste durano ore, e lui sa già che ad un certo punto si ritroverà chino sul suo telefono, proprio come metà tavolata, in genere quella più giovane.

“A volte mi sveglio e mi accorgo di aver scritto messaggi o partecipato a conversazioni mentre ero nel dormiveglia…” racconta, come a rincarare la dose. Quei messaggi sono una sorta di flusso di coscienza disarticolato di cui a malapena si capisce il senso.

Questo è un caso limite, ma al giorno d’oggi non fa scandalo vedere adolescenti e giovani adulti totalmente immersi nel loro telefono: da quando fanno la spesa per il cenone di Natale (e magari non si accorgono che stanno ostruendo il passaggio ad altri clienti, anche se nel loro campo visivo) a quando sono a tavola.

Il risultato è che non si godono nulla, né le pietanze preparate con tanta cura, né i regali (specie quelli non tecnologici…), né la vicinanza dei familiari, né i giochi di gruppo. Più tutte le altre problematiche che abbiamo sollevato spesso in questo blog.

 Così il Natale diventa un giorno come un altro da far passare in compagnia di video, post, foto scattate a raffica, messaggi. Nell’articolo Natale digital-free: una promessa o una sommessa?  abbiamo visto un Manifesto per un Natale senza schermo. Ma è davvero il digitale l’unica causa di questa nuova modalità di vivere ogni festa?

No, c’è un’altra concausa, che a mio avviso si può riassumere in: noia, forzatura, allergia alle feste, desiderio di relax e di pace, estraniamento, stanchezza, insofferenza per la folla e la confusione, disagio nei confronti di gente che non ci si può scegliere come gli amici… 

La deriva del Natale

Molti anni fa, mentre lavoravo in un negozio nel periodo natalizio, questi erano i commenti più gettonati fra i clienti in preda allo stress da regalo:

“Menomale che il Natale arriva una volta sola all’anno!”

“Che palle ‘sto Natale, fosse per me lo eliminerei dal calendario!”

“Non volevo farglielo il regalo, ma lei/lui l’ha fatto a me e sono costretta/o a correre all’ultimo per ricambiare…”

“Uff… sono giorni che corro per comprare regali e preparare il cenone. A Natale devo alzarmi alle sei!”

“Mi dia qualcosa a caso per una donna di xy anni, non ho voglia di perdere tempo”

“Mi hanno invitato a questa festa, pare brutto rifiutare…”

Tutti trafelati, tutti stufi, tutti stressati. Tutti maniacalmente preoccupati dell’estetica del pacchetto, per non fare brutta figura.

Poi, col passare degli anni, è arrivata la tecnologia “salvatrice”. Non solo si possono ordinare regali già impacchettati online, ma si fa scorrere in fretta il tempo durante quel lungo giorno che ormai è tutto preimpostato, forzato: dal menu luculliano all’allestimento della tavola, dalle canzoncine ai programmi TV, dai discorsi allo scambio dei regali.

Molti non vedono l’ora di passare questa festa in modo tradizionale, in compagnia e in mezzo alle luci e agli addobbi che ricordano l’infanzia; tant’è vero che le associazioni di volontariato organizzano cene e tombolate per senzatetto, orfani e chi non se le può permettere, per lenire la solitudine di un periodo dove tutti dovrebbero essere felici e in compagnia. Ma dobbiamo farcene una ragione: c’è chi non la sopporta, soprattutto per come è diventata negli ultimi decenni. Un’imposizione consumistica in cui bisogna spendere, esibire, stare con persone che non ci piacciono, mangiare fino a stare male, partecipare a giochi noiosi (la tombola non piace a tutti!)…

Ma che cos’è il Natale?

Originariamente, il Natale era la festa del Sole (per i romani il Sol Invictus, per i celti Yule), che celebrava la sua “rinascita”, ovvero la ripresa dell’allungamento delle ore di luce dopo il giorno più corto dell’anno. Da quell’antico culto ci arriva l’usanza dell’Albero di Natale, delle corone di agrifoglio, dello scambio di doni e degli addobbi luminosi (che oggi sono elettrici, colorati e fantasiosi). Una festa in cui si consumavano le ultime riserve di cibo invernali, si cantava, si danzava: insomma, si trascorreva una giornata in compagnia. I cristiani videro in questa festa un ottimo parallelismo con la nascita di Gesù, e la adattarono alle loro esigenze inserendo la rappresentazione della natività (presepe), i canti dedicati a Dio, le messe solenni. Vedi anche Stiamo sul classico con Babbo Natale, albero e presepe e La festa della luce.

In tutti i casi, si tratta di una festività dedicata alla rinascita, alla luce e alla convivialità. Perché non tornare a quel significato originario? Un’occasione per stare insieme e divertirsi (oppure commemorare l’evento religioso), per riempire le città e le case di luci, per scambiarsi doni (il “dono” rispetto al “regalo” il cui significato originario era più di convenienza, è una manifestazione di affetto e reale interesse per il ricevente: Natale, una riflessione sulla differenza tra regalare e donare), accuratamente scelti in base alle esigenze delle persone a cui vogliamo bene, e non perché obbligati. Per i credenti, un’occasione per fermarsi a riflettere sull’amore, sulla gioia, sulla spiritualità e sulla bontà, per trarre ispirazione da quella figura mistica simbolo di pace, Gesù.

Quindi, per vivere un Natale digital-free bisogna anzitutto ripristinare il suo senso primario, che abbiamo riassunto in: luce, serenità, convivialità, dono, riflessione, rinascita.

Non dobbiamo per forza accettare inviti per feste immense se ci sentiamo a disagio o preferiamo una serata più intima e rilassata.

Non siamo obbligati a comprare regali per tutti, a ricambiare quell’amico o collega che ci ha “incastrato” con un regalo all’ultimo minuto. Il dono deve essere fonte di gioia sia per chi lo riceve sia per chi lo fa. La ricerca di un regalo non deve costituire uno stress, bensì il piacere di scovare qualcosa di unico per la persona a cui vogliamo bene, un godere della sorpresa del ricevente.

Dobbiamo per forza preparare quintali di pietanze, più di quante ne possano contenere i nostri stomaci? Non è sufficiente un bel menu con antipasti, primo, secondo e dolce?

Le tombolate sono una  delizia per alcuni, una croce per altri. Perché quest’anno non optare per giochi alternativi, incentrati sull’inventiva più che sulla fortuna, come Trivial Pursuit, Cluedo Scarabeo e altri giochi basati sulle parole?

Se la festa è tarata sulla nostra persona, è più coinvolgente e non induce a ricercare uno stimolo alternativo come TikTok, Facebook e Whatsapp, a prescindere da una dipendenza personale.

Allora sì che è più facile rinunciare al digitale e vivere pienamente il nostro Natale!

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