Dalla realtà virtuale alla realtà immaginata

“Ma perché dovrei leggere un romanzo invece che guardarmi un buon film?” ho sentito domandare da una persona per cui valeva la pena leggere soltanto saggi e libri “che insegnano qualcosa”.

Certo la conoscenza che possono offrire i libri è ancora molto importante in un’era dove su Youtube si trovano video che spiegano tutto: i saggi e i manuali infatti contengono tutt’oggi tantissime informazioni che sul web sono introvabili.

E invece i romanzi? Sono ancora utili o destinati a essere annientati dalle serie TV, dai videogiochi, dai film e in genere da tutta la realtà virtuale?

No, leggere una storia non è come guardarla. Leggendo siamo noi a creare volti, tono di voce e ambientazione dagli spunti narrativi dell’autore. Una cosa del genere avviene anche con i sempre più popolari audiolibri, benché in misura minore: il tono delle battute e il ritmo sono giù forniti dal narratore, che li crea per noi. Un po’ come accadeva agli albori della nostra specie, quando attorno al fuoco ci si raccontavano imprese venatorie, avventure nella savana e miti primordiali, magari inventando particolari di sana pianta per rendere più avvincente la narrazione.

Questa creazione a partire dalle parole stampate (su carta o e-book) è benefica per il nostro cervello, perché attiva le aree neuronali deputate all’immaginazione, alla creatività, alla risoluzione dei problemi, all’intuizione e all’elaborazione dei dati. In pratica leggendo più romanzi stimoliamo la nostra mente, e la alleniamo a essere attiva, creativa, intuitiva. Questo non significa rinunciare totalmente alle storie cinematografiche, alcune ben costruite e con trame interessanti che regalano emozioni sempre più esplosive; bensì provare a integrare la nostra “dieta della fiction” con la parola scritta (gusti permettendo).

Ma c’è di più. Secondo chi si occupa di neuroscienze, la lettura di romanzi favorisce la nostra capacità di provare empatia. L’empatia è l’abilità umana (nonché di diversi animali pro-sociali) di immedesimarsi nell’altro, capire i suoi punti di vista (empatia cognitiva) e ciò che sta provando (empatia emotiva). Il termine “neuroni a specchio” non ha bisogno di commenti.

L’empatia è fondamentale per vari motivi. Anzitutto è una caratteristica essenziale per le specie sociali, poiché favorisce la solidarietà, l’onestà, il mutuo aiuto e quindi il benessere del gruppo, oltre che contrastare i comportamenti antisociali (aggressioni fisiche e verbali, omicidi e altre condotte nocive per la comunità).

In secondo luogo, l’empatia favorisce una sana vita sociale e un’interazione proficua con gli altri. Permette di capire quando una persona è particolarmente irritabile, e quindi non è il caso di richiedere favori o fare battute, oppure al contrario disponibile ad aiutarci o semplicemente a chiacchierare. Consente di intuire:

  • quando qualcuno è giù di morale e gioverebbe di una parola di conforto, oppure non ha voglia di interagire;
  • se il nostro interlocutore è interessato a quello che stiamo dicendo o se è ora di chiudere la conversazione;
  • gli stati d’animo delle persone presenti a una festa o ad un convegno;
  • i bisogni di qualcuno che non riesce a esprimersi (come i bambini piccoli, per esempio).

Chi non ha mai avuto a che fare con persone che parlano e parlano nonostante i numerosi segnali da noi inviati (mano sulla maniglia della porta, passi indietro, espressione del viso, frasi gentili non comprese…) per terminare la conversazione? Chi non ha mai incontrato l’insensibile che non si rende conto degli stati d’animo altrui e fa commenti totalmente inopportuni e fuori luogo? Persone insistenti, importune, che fraintendono spesso le intenzioni degli altri, che obbligano a ricevere o fare favori, che si sfogano con la persona sbagliata (magari più provata di loro), che percepiscono atteggiamenti innocui come aggressivi, ecc.

L’empatia non è quindi un surplus utile soltanto a far beneficenza, ma un’abilità di vita: e i romanzi, permettendo al lettore di interpretare gli stati d’animo dei protagonisti anche senza minuziosamente descriverli, affinano questa capacità. Oltre a essere uno svago che consente al lettore di vivere storie e avventure evadendo dalla quotidianità, il libro fa sperimentare una gamma di emozioni (tristezza, gioia, suspense, sollievo, tensione, paura, rabbia, allegria ecc.) che la mente deve estrapolare dalle parole e ricreare. Questo vale anche per i librigame tornati recentemente alla ribalta: certo non consentono tutte le opzioni offerte dai videogiochi, ma evidentemente hanno un sapore in più.

Insomma, la parola scritta offre un allenamento alla comprensione delle emozioni e quindi alla vita.

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